Intercultural communication helps people understand each other
Comunicazione sostenibile

5 step per una efficiente comunicazione interculturale nel luogo di lavoro

Il 21 maggio è la Giornata Mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo.

Un’occorrenza che ci ricorda di preservare la ricchezza culturale mondiale e di promuovere il dialogo interculturale per raggiungere la pace e lo sviluppo sostenibile.

Il che ci porta alla comunicazione interculturale, la quale può essere definita come il processo attraverso cui individui appartenenti a background linguistici e culturali differenti interagiscono e comunicano in un determinato contesto. Un processo di condivisione di significati impliciti ed espliciti, valori, percezioni, culturemi, mentalità, abitudini, maniere.

Generalmente, delle adeguate competenze interculturali ci permettono di costruire relazioni genuine e sostenibili con i nostri interlocutori provenienti da un’altra nazione. Diventiamo più flessibili, aperti, migliori nella comunicazione interpersonale.

Questo argomento era il focus della mia laurea triennale: ricordo ancora i tanti libri letti per scrivere la tesi sulle modalità tramite cui promuovere un’efficiente comunicazione con la comunità cinese di una città siciliana.

E ricordo ancora, tra l’altro, come alcuni degli intervistati – dei professionisti – definissero sé stessi degli individui dalla mentalità internazionale, capaci di adattarsi a qualsiasi sfida linguistica e culturale al quanto velocemente, per poi etichettare qualsiasi altro individuo di un’altra nazionalità come “strano” qualora non si rivolgessero loro o si comportassero in un determinato modo.

Pausa riflessiva numero uno.

Pausa riflessiva numero due.

Comunque.

Il dialogo interculturale può essere implementato in molteplici luoghi e contesti, ma vorrei concentrarmi sull’aspetto professionale, elencando cinque step elementari da seguire per cominciare a comunicare efficacemente all’interno di un team multiculturale.

Consapevolezza

Due aspetti che dovremmo sempre tenere in considerazione è che siamo tutti diversi e, in quanto tali, non comunichiamo allo stesso modo. Ripetiamo assieme: la mia prospettiva non è la prospettiva di tutti.

Sebbene occorrerebbe considerare questo elemento a prescindere dall’interlocutore (leggi anche “buona educazione”), desidero comunque puntualizzare quanto ciò diventi importante nel momento in cui si comunica con individui la cui lingua e cultura sono differenti dalle nostre.

Se comprendessimo davvero questo aspetto saremmo già a metà dell’opera e potremmo forse porre le basi per creare una relazione efficace con qualsiasi essere umano.

Chiedetevi: “Questa cosa che sto per dire o fare, in questo modo e in questo tempo, come potrebbe essere interpretata dall’altra persona?”.

Apertura mentale ed empatia

Essere di mentalità aperta è un elemento chiave se aspiriamo a creare un rapporto genuino e sostenibile con una persona il cui background linguistico e culturale è diverso dal nostro.

Il mondo pullula di culture e idee differenti e, di conseguenza, come evidenziato nel punto precedente, dovremmo essere abbastanza aperti da comprendere che la nostra visione del mondo potrebbe non essere necessariamente quella giusta, unica e perfetta. Dovremmo essere disponibili a metterci in questione.

Ecco dove l’empatia entra in gioco: osservate una vostra abitudine o idea e chiedetevi “Come si sente quella persona riguardo a questa questione X?” oppure “La sua prospettiva a riguardo è davvero la stessa che ho io?”.

E se non ne avete idea, ascoltate! Utilizzate l’ascolto attivo e assorbite tutto ciò che potete, come una spugna.

Imparare delle norme culturali o delle parole di base della lingua altrui

Se volessimo creare un rapporto positivo con un altro essere umano, sarebbe opportuno evitare di infastidirla od offenderla non rispettando ciò a cui tiene e/o crede. La stessa regola si applica alle abitudini culturali.

Inoltre, così come noi apprezziamo il modo in cui cittadini stranieri cercano di utilizzare la nostra lingua, i medesimi apprezzerebbero allo stesso modo il nostro tentativo di imparare qualcosa della loro. In tal modo dimostreremmo che ci interessiamo davvero al loro background e che vogliamo trovare un punto in comune.

Semplificare il linguaggio senza esagerare

L’ambiguità è intrinseca alla comunicazione interculturale. Tuttavia, possiamo evitare – o perlomeno provare a evitare! – qualsiasi equivoco rallentando la nostra articolazione e tenendoci lontano da termini gergali.

Ciò non vuol dire eliminare le parole gergali del tutto. Piuttosto, qualora volessimo utilizzarle, dovremmo immediatamente spiegarne il significato così da non tenere all’oscuro l’ascoltatore.

Il linguaggio gergale può risultare davvero confuso alle orecchie di chi non è abituato ad esso, poiché strettamente legato alla cultura di appartenenza, motivo per cui dobbiamo quindi rendere il nostro linguaggio esplicito.

Questa abitudine migliora la comprensione reciproca e ci aiuta perfino ad organizzare meglio i pensieri prima di articolare qualsiasi suono.

Inclusione

Immagino conosciate quella sensazione di sedersi ad un tavolo con individui che mormorano dei suoni incomprensibili mentre provate a sorridere e annuire e magari mangiare o scrivere cose se tutto fosse normale.

Come se. Non è, infatti, normale.

Quando siamo parte di un gruppo di lavoro multiculturale che include nostri connazionali, è semplice, e talvolta diventa un vero bisogno, parlare liberamente la propria lingua madre. Succede, nessun problema, eppure potrebbe essere un po’ privo di tatto. Invertendo i termini della questione vi chiedo: come vi sentireste nella stessa situazione?

Siate certi di non escludere nessuno dalla conversazione. Includete tutti.


La comunicazione interculturale è certamene una sfida, a volte confusa, ma arricchente. Prendetevi cura delle vostre relazioni interculturali, potreste scoprire numerose cose interessanti sul mondo… e su voi stessi.

Prima di chiudere, vorrei lasciarvi con questo interessante TED Talk sulla comprensione interculturale.

“Non sarebbe fantastico se potessimo guardarci reciprocamente attraverso gli occhiali degli altri? E vedere come qualcun altro vede il mondo? E vedere come qualcun altro vede le possibilità e il successo quando noi non ci riusciamo?”.

Aggiungereste altre regole elementari? Fatemi sapere nei commenti!

G.

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